La vita acquista un senso proprio perché all’alba e ai giorni di tutte le sue stagioni, segue la sera. E in fine la notte. E non è crudeltà questo girotondo di luci e ombre. Anzi. Non è insensato. Anzi. Ogni cosa è in quanto è stata provvista della sua controparte opposta, il suo specialissimo negativo riflesso perfetto. Al giorno la sua notte, al dolore il suo piacere, al tanto il poco, al silenzio il rumore, all’alto un basso, al bene il male. Un gigantesco, preziosissimo equilibrio, geometricamente coerente poiché se tale non fosse il TUTTO diverrebbe NIENTE.
E va bene così… E' giusto questo perpetuo “perdersi” dopo essersi incontrati/scontrati. Posto che questo breve/lungo percorso fatto insieme, davvero si perda: non resta l’impronta sulla pelle, oppure anche solo uno sbiadito ricordo, alla Fine?
Ecco, ecco l’errore... il mio/tuo egocentrismo: stupido insensato limite…
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